la disturbante prevalenza del refuso

non so se abbiamo mai parlato della fastidiosa installazione di «citazioni sbagliate» che ha ingombrato per un po' la stazione del metrò di porta garibaldi (ma mi pare di aver visto affissioni così anche altrove). non ho mai capito quale dovesse essere il suo scopo né mi sono informata, troppo allarmata dalla sua bruttezza: chi ne sa qualcosa?

Garibaldi-installazione

update 7/2 –ho controllato ieri sera: per chi volesse vederli, i refusoni stanno ancora tutti lì. speriamo non per sempre.

Annunci

ancora sulla campagna elettorale della moratti a milano (purtroppo)

i suoi manifesti proclamano «con la sinistra ritorna l'abusivismo dei rom», la lettera arrivata ieri ai cittadini (maschi, ché quella per le femminucce è diversa, tutta una sviolinata sulle politiche a sostegno della famiglia) dice che pisapia vuole «dare le case ai rom».  insomma, a costei i rom non piacciono né nomadi né stanziali.  eccoli come sempre eletti a rappresentare la nostra cattiva coscienza.

sense and sensibility

molto buffo vedere la «tecnologia semantica» di liquida attribuire un «umore» ai miei post:

Very bad

il post qui sotto, infatti, avrà pure il difetto di essere poco emotivo ma per la cronaca – casomai  qualcuno si fosse preoccupato – vi dirò che è di ottimo umore, come del resto ero io quando l'ho scritto (to', metto pure una faccina :o) mentre in questo post l'umore è un po', come dire, perplesso… quand'è che lo studio dei significati nella comunicazione in rete è finito in collisione/collusione con lo studio dei sentimenti?
ma non tutto il male vien per nuocere, riflettiamo sull'aggettivazione (ciò che va in pasto alla «tecnologia semantica»): se avessi detto «solenne» invece di «seria e severa», e avessi precisato che l'effetto del marmo era «sereno» nel pomeriggio «limpido» di fine settembre, forse in effetti il post sarebbe stato più chiaro… e probabilmente meno bad.
(oppure, sopprimo proprio gli aggettivi e non se ne parla più)

comunicazione da viaggio

davanti al nuovo tunnel di porta garibaldi c'è scritto vietato l'accesso ai velocipedi, e vabbé.

ma giuro che ho sentito quegli ignobili annunci meccanizzati di trenitalia annunciare una certa fermata come «sesto esse giovanni». non riesco proprio a farmene una ragione.

acido in redazione

il divertimento senile di foxretro mi è guastato dal fatto che lo speaker degli stacchi pronuncia "fox rètro", come la retromarcia… ora, capisco che gli americani adattino gli accenti dei prestiti dal francese per pura incapacità di pronunciarli, ma qui da noi una volta ci si riusciva.  c'è pure sul dizionario italiano: si scrive rétro, si pronuncia retrò.
(comunque fanno attenti a quei due; onore ai doppiatori, in particolare cesare barbetti per roger moore).

poi un'altra volta parliamo del fatto che nella patetica pubblicità progresso sulla lettura, quella che ci ha allietato l'estate, ciò che suppongo essere l'imperativo "passa parola" è scritto "passaparola" (voce del verbo passaparolare?).

divergenze linguistico-generazionali

sto seguendo uno stagista, giovane aspirante redattore alla sua prima revisione. molto interessante.
mi ha appena obiettato che l’espressione «il cellulare della polizia» è incomprensibile: il lettore medio venti/trentenne pensa a un telefono. ho dovuto riconoscere la mia appartenenza a una generazione in cui, non essendoci i telefonini, il cellulare era solo un furgone.
per non obliterare questa accezione dell’aggettivo (eventualmente sostantivato), ho suggerito di adottare l’espressione composta sul vocabolario: furgone cellulare.

il refuso migliore della giornata

tre bicchierini di alpaca
(per la cronaca, poi vengono riempiti di vodka)

web window shopping

mi sono chiesta se un’espressione simile esistesse, e in effetti l’ho trovata documentata da google.  (ultimamente ho un po’ esagerato. non dico che il lavoro ne risenta, epperò…)

parola del giorno

mondegreen.

percezione del piombo

Sweet_smell_of_success
cominciare a vedere un film che si chiama piombo rovente. (chiedersi perché, visto che in originale è sweet smell of success.) dover guardare sul mereghetti per riesumare la nozione che alexander mackendrick è il regista della signora omicidi. (avendo però perfettamente presente che è un regista inglese e dunque cosa ci fa in america?)
arrivare alla fine del film chiedendosi, in effetti, quand’è che cominciano a sparare. rendersi conto solo dopo la fine che il piombo del titolo,  dal 1957 con furore, era senz’altro quello della tipografia dei giornali su cui scrivono i velenosi protagonisti della storia. sfido chiunque…
(musica e luci di ny grandiosi, vicenda amarissima, quasi insopportabile.)