fiori di alberto martini

qualche dettaglio, diciamo così, botanico dallo scaffale martiniano.

quelli con la infotografabile carta azzurra da
– alberto martini illustratore di edgar allan poe
, fmr 1984

tre da
– l'opera grafica di alberto martini
di f. meloni, sugarco 1975

uno ciascuno da
– alberto martini
di m. lorandi, electa 1985
– la divina commedia illustrata da alberto martini
, mondadori 2008

 

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nuovo arrivato sul balcone

è commovente che si siano trovati insieme in questo vaso minuscolo 2 fiori autunnali. (questa volta non ci provo neanche, a ipotizzare la specie)

i semini giapponesi

(guarda un po’ cosa mi si è schiuso il primo ottobre… anemoni giapponesi?)

la pianta nuova per l’ufficio

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potrebbe forse essere una haworthia multifolia, boh.

l'acquisto segue un evento increscioso: la vigilia di natale avevo spostato sul pianerottolo delle scale il potos nel vaso blu e la ciotola di cactus (insieme al filiforme bambù del collega) per non lasciarli dieci giorni al buio.  il quattro gennaio le mie piante erano sparite (il triste bambù era ancora lì). 
ancora non riesco a credere che qualcuno del quarto piano, andato in ufficio durante le feste e decisosi a scendere le scale a piedi, se le sia portate via, eppure sembra non ci sia altra spiegazione. ma come faccio a crederci?
si sarà portato un sacchetto apposta? sarà stato qualcuno che usa i posti macchina? o devo introdurmi al quarto piano con un paio di baffi finti per vedere se le piante sono lì?

tornando in ufficio

vedo con sgomento che il tendone della piccola scuola di circo è stato smontato e apprendo da garnant che il tg1 ha riportato la notizia del trasferimento causa costruzione parcheggio, questione che avevo ignorato o rimosso, non so, tant'è vero che oggi mi ha preso malissimo. ancor di più perché un altro adiacente muro diroccato a me caro, quello del vivaio ingegnoli, sta per essere sacrificato alla nuova sede della feltrinelli. che sarà una cosa fantastica, bellissima, moderna, lo so. sono pure contenta per la vicina di casa che non dovrà più andare a lavorare in un posto desolato e lontanissimo. ma ogni tanto ho bisogno di stratificazioni visibili, di resti urbani che ricordino la storia della città, che aprano uno spazio dove può spuntare un po' di verde – anche disordinato, anche commerciale. dopo il bosco di via gioia e i giardini di via confalonieri, dovrò rinunciare ad altri due scorci di mattoni rossi e piante nella mia vita quotidiana: non sono contenta.

le arance di siviglia

Sevilla_orangesin questa stagione, la cosa più abbagliante delle città andaluse sono gli alberi stracarichi di arance mature.
una breve ricerca rivela che quelle di siviglia sono le arance amare espressamente richieste dalla marmalade britannica e che la raccolta avviene a cura dell’amministrazione cittadina, ma che attualmente quasi tutta la produzione va al macero, anche perché sempre più sospetta a causa del traffico cittadino. sigh.

(però restano bellissime, e non parliamo dei rosmarini fioriti e della menta fiorita visti sul sacromonte di granada la vigilia di natale.)

verde garibaldi?

carino, il plastico che illustra l’«idea» (molto meno di un progetto, quindi) di un giardino pensile alla stazione garibaldi. l’ho fotografato, come sussidio all’immaginazione.

a wild flower alphabet

di elizabeth cameron (trovato ieri da libet).

Cameronalphabet

la fava di santorini

dovrebbe essere il frutto del lathyrus clymenum, che nei siti italiani si chiama cicerchia porporina (ma pare che da noi non si raccolgano i baccelli). si presenta come una specie di lenticchia gialla sgusciata, non l’ho portata a casa perché 11 euro al sacchetto sono un po’ tantini anche per un legume raro.
ieri sera ho fatto l’insalata di lenticchie della cuoca petulante, buonissima, anche se di certo farla con le lenticchie in scatola sarà antimacrobiotico.

c’è anche online

l’articolo di colum mccann sui community gardens del lower east side di manhattan apparso domenica sulla repubblica.