diamanda galás e milano

quasi 5 anni dopo, ieri sera ecco diamanda calcare di nuovo – con passo quasi taurino – il palco dell'auditorium di milano, grazie alla rassegna mito settembremusica (allora fu nell'ambito di una certa rassegna «stranieri fra tutti i popoli del mondo», tanto per dire che nessun promoter prende da solo l'iniziativa di chiamarla – anche se poi ci va un sacco di gente).
stavolta molto più gioviale però, quasi allegra fra un brano e l'altro, e luci più vivaci (ma non esageriamo: toilette implacabilmente nera). non si è incupita né quando il copioso personale del teatro si è rivelato incapace di portarle dell'acqua (ha dovuto rimediare il pubblico) né quando io ho tossito rumorosamente su un bis (l'aria condizionata).

trattavasi del recital the refugee, ma il primo pezzo viene annunciato come testo di cesare pavese: a quanto ho carpito delle parole, dovrebbe essere questa poesia, interpretata quasi come un'aria lirica prima di procedere nell'abituale – ma sempre sorprendente – selva di suoni, dai blues più rauchi alle canzoni francesi rivoltate con terribile sarcasmo, a rumori animali-vegetali-minerali che fanno sempre temere per le corde vocali di lei. meravigliosa.

ritrovata recensione del corriere del concerto che vidi nel 1994 (credo venisse per la prima volta in italia grazie alla benemerita rassegna «suoni e visioni», quella abolita dalla provincia due anni fa… chissà se ora dalla finanziaria verrà abolita la provincia stessa?).
dg venne a milano anche nel 97, al teatro lirico – come testimonia l'amica t. – a eseguire malediction and prayer nell'ambito delle ambiziose celebrazioni per il cinquantenario del piccolo teatro.

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4 thoughts on “diamanda galás e milano

  1. fuchsia settembre 12, 2011 / 9:49 pm

    Noi non ti abbiamo sentita tossire, dubito che possa averti sentita Diamanda. Io al suo posto sarei andata su tutte le furie per via dell’acqua. Sembrerà un dettaglio banale ma la cosa mi ha disturbata non poco. Forse perché vedendo Diamanda dal vivo ti rendi veramente conto del dispendio di energie che richiede la sua arte, il suo modo di esprimersi.
    Grazie per tutte le altre considerazioni e informazioni. Dall’alto della mia monumentale ignoranza l’unico pezzo che ho saputo riconoscere è stato “Amsterdam”.

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  2. rose settembre 13, 2011 / 9:51 am

    fuchsia, anch’io! (ma ho sentito “viso di primavera” e l’ho cercato su google ;o)
    e poi le avevo già sentito cantare heaven have mercy che sarebbe una canzone di edith piaf, l’ha fatta verso la fine.
    purtroppo sul sito di lei non c’è una scaletta di massima dello spettacolo, quindi sento a maggior ragione la mancanza di un bel programma di sala (con testi nelle varie lingue e traduzione, aggiungerei).
    ma se mancava l’acqua, per l’appunto… tutto il pubblico era tesissimo, pareva impossibile che non ci fossero innumerevoli schiavi ai suoi ordini.

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  3. rose settembre 13, 2011 / 10:13 am

    segnalo l’interessante profilo su ondarock, che peraltro ruota attorno a una spietata critica della seconda parte della carriera di diamanda, in cui abbandona l’elettronica e le composizioni originali per farsi eretica interprete di canzoni al piano. io l’apprezzo in ambedue le modalità.

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  4. fuchsia settembre 13, 2011 / 10:22 pm

    Il lungo articolo su ondarock è molto interessante e ben scritto. Anch’io non sarei così spietata sulla Diamanda interprete di pezzi altrui. È un dato di fatto, però, che certi dischi – Sporting Life e You must be certain su tutti – siano proprio poca cosa. Ma nessuno è perfetto.

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