blow up in casa b.

insomma avevo da anni in un cassetto questo negativo molto rovinato dall’aria antica, trovato sparso a casa dei miei. chissà come mai (non capendo un tubo di fotografia, si potrebbe dire), pensavo fosse ancora più vecchio di quel che realmente è, e pensavo di non conoscere la persona ritratta.
a quanto ho capito facendo una ricerca in base alle dimensioni, potrebbe essere un fotogramma di un rullino kodak 121 (pollici 1 e 5/8 x 2 e 1/2, in produzione dal 1902 al 1941) per una piccola macchina a soffietto.

una delle prime cose che ho fatto dopo aver messo le mani su uno scanner che riprende anche negativi è stato acquisire l’immagine (anche se devo ancora capire come acchiapparla intera, visto il formato strano – lo scanner vorrebbe solo 35mm).
facendolo per la prima volta ho sbagliato un’impostazione e l’immagine è apparsa sul monitor ancora in negativo. allora ho pigiato l’apposito comando per invertire il bianco e nero.
mi è apparsa una signora dall’aria familiare, che mi ha ricordato altre foto di famiglia.

con grande struggimento mi sono resa conto che era quasi certamente mia nonna, e per essere più sicura mi sono precipitata a identificare lo sfondo.
mia madre ritiene del tutto possibile che la foto l’abbia scattata il nonno alla nonna negli anni 20.
intanto la stampante fa elaborazioni proprie di quel freddo giorno d’inverno di tanto tempo fa.

(ho provato in tutti i modi, ma gli occhi non si vedono.)

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10 thoughts on “blow up in casa b.

  1. POP LIFE novembre 8, 2010 / 8:26 am

    bella foto!
    ho provato a contrastare lo sguardo della nonna e a mio parere dovresti riuscire a tirarlo fuori un po’ di più (non tantissimo però) lavorando sulla scansione originale
    ti consiglio di portare negativo a fotografo bravo per ri-fotografarlo e farne un negativo “normale” su cui provare a migliorare il contrasto e le luci /
    con le vecchie foto d famiglia abbiamo fatto così
    un saluto

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  2. ls novembre 8, 2010 / 6:57 pm

    Magnificamente elegante nonna – mi piace molto la moda anni ’20. Sembra l’inizio di un romanzo, magari potresti farci una storia 😉

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  3. Rose novembre 9, 2010 / 2:00 pm

    La nonna (di cui sono omonima) ringrazia tutti!

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  4. hanz novembre 16, 2010 / 12:33 am

    nonna elegantissima e affascinante! complimenti per l’investigazione 😉
    sempre bella la ricostruzione delle radici familiari, il recupero di frammenti di vita dei nostri cari. mi ci dovrei mettere anch’io, in effetti.

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  5. rose novembre 16, 2010 / 1:14 pm

    una cosa è molto difficile: ricordarsi le cose che ti vengono raccontate.

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  6. hanz novembre 16, 2010 / 10:34 pm

    la mia nonna purtroppo quando racconta episodi di gioventù eccede in dettagli (della serie: dialoghi in tempo reale tra lei sedicenne e l’amica del cuore dell’epoca – ora ne ha 88), e io spesso mi perdo via. mi distraggo, e figurati quanto è difficile ricordarsi le cose che mi racconta.
    ma mi rendo conto che non avrò più molte occasioni di ascoltare quei racconti, e che mi mancheranno quando non potrò più.
    dovrei rimettermi a guardare i filmini che faceva mio nonno, quelli che ricordo da bambino sul muro della cucina, con quel rumoraccio di fondo del proiettore. quanto mi piacevano quelli.

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  7. rose novembre 18, 2010 / 12:19 pm

    io ho ancora un superotto di mio papà da sviluppare. lo teniamo in frigo.

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  8. Anna Castagnoli novembre 28, 2010 / 3:03 pm

    Bellissimo questo lento riemergere dal tempo della figura di tua nonna. Io colleziono fotografie così, come questa, solo per l’inutile sforzo di salvare dall’oblio uno sguardo, un gesto, un’espressione.
    La cosa che amo delle fotografie di quei tempi è che essere fotografati era un evento raro, si cercava quindi di dire molto all’apparecchio fotografico. Le persone ritratte avevano una densità di essere che non si ritrova più, oggi, nelle tonnellate di foto postate in fretta su facebook.

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  9. rose novembre 29, 2010 / 11:26 am

    be’, lo scatto digitale è l’apoteosi dell’istantanea… a volte può anche dare momenti di grande intensità. con questi ritratti siamo veramente all’estremo opposto della fotografia familiare; in mezzo c’è stata l’insoddisfacente era ibrida del “non mettetevi in posa” (vana ricerca della spontaneità, data la resistenza di un atteggiamento arcaico verso la pellicola «da non sprecare» e di una certa soggezione dell’obiettivo).

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