rupert everett come sherlock holmes

venerdì scorso ero così esausta (dopo appena 5 giorni di lavoro) che ho guardato la tv, non riuscendo proprio a fare altro.  e così mi sono appiattita davanti al gustoso caso delle calze di seta, ambientato nel 1902 per poterla passare un po’ più liscia con telefoni, profili psicologici, diagnosi di perversione sessuale e anacronismi vari.  a parte questo, una dignitosa produzione bbc con ian hart molto carino al suo secondo ruolo come watson, ed everett volta a volta maledetto (poco, ma quel pallore e quel cilindro alto al cimitero… approvo) o faccia da schiaffi (per lo più).  l’avevo proprio perso di vista* e ormai si stenta a credere ai suoi trascorsi di attore serio, no?  però me lo sono guardato con un certo affetto e complicità.  se ai tempi di another country e ballando con uno sconosciuto incarnava con il suo broncio la nostra giovanile inquietudine, forse poi ha scelto di invecchiare con noi e prestare la sua faccia strana (una volta pareva bellissima, ora è proprio strana e basta) al nostro bisogno di svago postimpiegatizio.  qualcuno deve pur farlo.
per la cronaca, son già ridotta che prima di dormire riesco a stento a leggere 10 pagine dell’ispettore morse prima di sprofondare nell’oblio.

* ecco un sunto (non si capisce scritto da chi).

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