wayne hussey batte andrew eldritch senza sforzo

(sempre per la serie rockstar più o meno attempate)

come spesso accade, scoprire un concerto per la sera stessa e andarci senza troppe aspettative è stata una scelta felice: previa mail dell'esperto, eccomi di ritorno ieri sera nel quartiere dove ho abitato negli anni 90, in cui ora trovo alimentari esotici aperti la sera e questo ligera (per non autoctoni: nome dialettale della mala milanese, dunque adatto per un locale che propala il culto di anni 70, poliziotteschi et similia).
lì c'è uno scantinato dall'odore appropriatamente muffoso dove ci è toccata una tappa del lungo tour che ha visto wayne hussey aggirarsi accompagnato, in un abbinamento apparentemente improbabile, da miles hunt e erica nockalls dei wonderstuff (sì, ci sono ancora i wonderstuff).
hunt è una specie di jarvis meno alto e meno caustico, lei è un metro e ottanta di giovanissima violinista britannica dal colorito di porcellana. non finisco mai di stupirmi di come questi anglosassoni riescano a mettere in piedi un vero concerto con così poco: un bel concerto pop molto vibrante che mi ha ricordato gli indimenticati (ma scomparsi nel nulla) mirò. se avete un momento di giorno festivo, you could do worse than listening to hunt's myspace.
quanto al veterano di sisters of mercy e mission, appare nei panni di un signore spiritoso che accoglie richieste dal pubblico e non lesina vecchi successi: la scaletta è di questo tenore (trovate quasi tutto su youtube, per esempio un concerto quasi identico a ieri qua – mai visto nessun musicista così imperturbato da flash fotografici e videocamere). se ai tempi a volte mi pareva un po' buffo (non essendo figo come eldritch) adesso trovo che abbia un'immagina più convincente. io l'ho apprezzato particolarmente in versione crooner tenebroso alle prese con dancing barefoot, ashes to ashes, on a night like this (per maniaci ossessivi: ecco pure la versione backstage) never let me down again (sono per lo più le cover tradizionali dei mission).
devo dire che io e l'esperto eravamo piuttosto contenti, ci siamo prestati pure ai cori karaoke: del resto nello scantinato eravamo a un metro da wayne hussey, se non cantavi ti vedeva.
(ci sarebbe di che arricchire i miei aneddoti sui personaggi a cui capito vicino ai concerti, ma vi risparmio sia i due piccoli peruviani che riprendevano tutto sia l'ubriachissimo e vociante alex altrimenti detto «barcolla ma non molla», che purtroppo sapeva tutte le parole di tutte le canzoni…)

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