nessuna verità

di ridley scott non funziona molto, se non nelle sequenze d’azione.  dicaprio non risulta tormentato come in the departed, la sequela di episodi ambientati in vari luoghi è un equivalente pseudoimpegnato delle cartoline alla 007, l’artificio narrativo per provocare lo sviluppo decisivo è un love interest abbastanza pretestuoso (e che esistano persone mediorientali più avvenenti, furbe e sagge di molti americani ce lo immaginavamo già da soli, grazie).

mi è sembrato autentico e comunicato con efficacia, invece, il senso di smarrimento di una società che ha cercato di raffinarsi e tecnologizzarsi al massimo per poi scoprire quanto ciò la renda vulnerabile. e questa sensazione di vulnerabilità, con relativo vittimismo, è poi un ottimo antidoto al senso di colpa di una società ricca e benestante verso il resto del mondo, no?

penso che capiti a molti anche sul piano personale, di uscire da una modesta tana da qualche parte per provare a capire come funzioni un po’ di mondo, come migliorare se stessi e la propria vita, tentando di esprimere quel po’ di capacità che si hanno, cercando di stare meglio per quanto possibile, per poi trovarsi con un gran senso di inutilità di fronte a sviluppi storici maggiori, a dinamiche più primitive, alla necessità di guardare oltre il proprio orticello.
e sul piano personale forse una consapevolezza del genere può portare ad atteggiamenti più «socialmente utili».
ma sul piano collettivo (politico, sociale)?

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