è il 21 luglio e ho appena fatto un bagno caldo

non più improbabile, in teoria, dell’arrivo a milano di tom waits, verificatosi peraltro la scorsa settimana. era diventata così leggendaria la sua assenza in italia dal premio tenco dell’83, che non ricordavo neanche fosse stato a firenze nel 99.
nel frattempo avevo quasi cominciato a volergliene un po’, a tom waits, per aver involontariamente istigato troppa gente a imitarlo, ma alla fine è andato tutto bene. insomma, è stata l’occasione per ricordarmi che tom waits mi piaceva follemente (prima che smettessi di ascoltarlo, ma questa è un’altra storia).
ci sono andata venerdì 18, concerto favoloso, teatralissimo nonostante gli effetti misurati (luci belle, giacca con la fodera rossa, nuvole di polvere sotto le scarpe, oggetti vetusti sul palco), peccato che agli arcimboldi non ci siano i palchi e le poltrone di velluto rosso. trovo strano andare proprio alla bicocca, tra il nuovo che avanza, a certi concerti in cui si tenta di ritrovare emozioni familiari.
abbiamo avuto intatte le atmosfere a tutti care di rain dogs, ma anche varietà di ritmi, storielle al pianoforte e professionismo u.s.a., ma non esagerato, tranne forse per il chitarrista (si sa, i chitarristi… poi, insomma, per il biglietto esoso avrei voluto  marc ribot. e magari un programmino di sala, no? stampato bene… macché).
tra splendore e disgrazia prevale il primo, eppure il personaggio non delude: whimsical, quirky, quel che volete.  pronuncia il milanese meglio di me (non che io sia milanese).  e comunque non ho ancora capito come fa a produrre quella voce; quando parla è tutta diversa.
sulla locandina ufficiale la pioggia glitter del finale luccica veramente, ma non l’ho comprata.

dubbi sulla setlist. (nemmeno io ricordo che cemetery polka sia finita in medley con big black mariah, ma tant’è.)
su flickr ci sono un po’ di foto, nonostante la security nervosa e sniffosa.
un inventario: tom waits confessions.
non so se tom waits sia un marziano del rock; a me sembra forse la forma più evoluta del bluesman, rassegnato all’amplificazione della popolarità (la sua scenografia, sin dallo scorso tour, è un assemblaggio di vecchi altoparlanti a cornetta), e a utilizzarne al meglio l’inevitabile distorsione.

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5 thoughts on “è il 21 luglio e ho appena fatto un bagno caldo

  1. LF luglio 22, 2008 / 9:00 am

    …Ribot giovedì sera era in Italia, ha suonato vicino a Pavia. Non potendomi permettere Waits ho optato per andare a vedere lui (c’è anche qualche foto, mossa) 🙂

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  2. rose luglio 22, 2008 / 11:11 am

    visto, visto, e notta la coincidenza… mi sa che ribot si è stufato di tom waits 🙂

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  3. hanz dicembre 10, 2009 / 8:25 pm

    madonna che nervoso. una di quelle serate perse (e ce n’erano tre. TRE!!) che uno si domanda se torneranno. mi sa di no, e ben mi sta. ligure spilorcio che non sono altro.

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  4. rose dicembre 10, 2009 / 10:14 pm

    io invece mi rodo per leonard cohen… ognuno ha i suoi momenti di spilorceria!

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