ci sono solo le mezze stagioni

Duomosarà anche colpa mia, che mi lamentavo del contrario, se abbiamo avuto questa bizzarra lunghissima primavera in cui portare soprabiti mai messi prima, camicette invece di maglioni, giacche leggere?
adesso però è addirittura estate, e invece di star qui al computer vengo assalita da mal di testa da sbalzo di temperatura (in questo caso guardo molta tv, per esempio mi capita di vedere una sera christiane f. e la sera dopo life on mars, coincidenza utilissima per meditare sulla natura della musica di david bowie come colonna sonora), oppure benevolmente deportata fuori.
ieri addirittura in trasferta in località amene, altrettanto benevolmente costretta a confrontarmi con altri esseri umani, ho scoperto che il film le vite degli altri non è piaciuto a g. e m. 
ma perché?  mi pare di aver capito: perché è un film troppo risolto, che affronta il suo argomento come un tema già acquisito, metabolizzato.  perché nella berlino della ddr c’era sempre brutto tempo e dopo il crollo del muro splende il sole.  perché il riscatto di tutta la storia attraverso la letteratura è una soluzione borghese e convenzionale.  ma in sostanza: perché la messa in scena che io ho percepito, sì, come abbastanza commovente e accattivante da vincere un oscar, ma anche abbastanza pudica e ben fatta da convincermi, a loro è sembrata retorica e convenzionale. (non però a un’altra amica, spettatrice ben poco indulgente, e neanche al mio compagno di visioni e a garnant, che tra l’altro sanno di cose tedesche ben più di me).
ci sarebbe di che fare un’analisi del film per capire quali sono davvero gli elementi linguistici che possono portare il giudizio in una direzione e non in un’altra (e forse anche a non perdonare, in una sceneggiatura, una metamorfosi troppo radicale di un personaggio).

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8 thoughts on “ci sono solo le mezze stagioni

  1. ivan aprile 17, 2007 / 10:48 am

    stavo considerando stamattina che ho potuto usare le felpe della mia collezione (4 in tutto) per forse due settimane…
    p.s.: riguardo il film, che non ho visto perchè qui in provincia certi film resistono tre giorni, okay discuterne ma prenderlo per quello che è no eh?
    ^_^

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  2. rose aprile 17, 2007 / 11:00 am

    io stavolta avevo fatto proprio così 😉

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  3. susner aprile 18, 2007 / 9:43 pm

    ma il palato fine non si accontenta di una storia lineare, vuole mangiare solo Lynch (e l’ultimo non l’ho ancora visto, shame on me)

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  4. Garnant aprile 18, 2007 / 10:13 pm

    Io apprezzo una storia lineare, quando è bene fatta. Ho apprezzato il rigore, quindi i limiti (melodrammatico senza scampo, nessuna possibilità di rielaborazione, autore dittatoriale) li ho accettati come scelte.

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  5. rose aprile 19, 2007 / 12:01 am

    eh, tra l’altro, dopo l’ultimo lynch, una storia lineare ci voleva proprio 😉
    tra l’altro nella conversazione di domenica è stato citato una storia vera di lynch come altro esempio di film dal registro che pone problemi – c’è chi lo adora e chi lo considera banale e retorico.
    (non dico che non ci sia un elemento di snobismo, ma prima viene una reazione istintiva, epidermica che trovo interessante in quanto così diversa dalla mia)

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  6. Garnant aprile 19, 2007 / 12:52 pm

    Infatti non ho visto il film di Lynch perché Lynch, pur validissimo, tende ad esasperarmi. Mi sento in colpa e prima o poi lo vedrò comunque. E probabilmente mi esaspererò.
    Al di là della validità formale, stiamo comunque parlando di buon cinema, credo che dipenda da cosa si è disposti ad accettare fislosoficamente e cosa no, e questo è un dato molto personale.
    Le vite degli altri è un film per molti aspetti semplicistico, ma è condotto con pulizia. Manipola apertamente il suo materiale (melò – abbiamo un certo raggio di azione noto) per arrivare ad una conclusione un po’ banale ma sentita (c’è qualche speranza). Questo sono disposta ad accettarlo, mi sento manipolata con il mio consenso.
    Il labirinto del fauno è un film complesso e molto raffinato, condotto magnificamente, ma manipola in modo nebuloso il suo materiale (fantasy+verismo – e la protagonista è comunque condannata), per arrivare ad una conclusione affascinante ma sostanzialemente nichilista (crepi e se ti va bene vai nel mondo delle fate, ma anche no). Questo non sono disposta ad accettarlo facilmente, mi sento manipolata con l’inganno.
    Grazie per la solidarietà sul controllo dei commenti. Io tra l’altro sbaglio ogni volta il codice e devo ritentare.
    Garnant

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  7. rose aprile 19, 2007 / 3:04 pm

    anch’io! oppure schiaccio “post” senza stare ad aspettare che appaia il controllo (che non è impostato da me come default, typepad a volte lo fa scattare e a volte no), e il commento rimane nel limbo dei commenti non fatti…

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