ah, la scuola

direi che è per il post di ieri di superqueen, alle prese con alti e bassi della vita dell’insegnante, che mi è venuto da ripescare l’unica riflessione rimasta sulla mia lontana esperienza di supplente (viene dal retro di una fotocopia dell’orario delle lezioni stampato con una stampante ad aghi, a voi la datazione).
non molto edificante, forse, ma allora mi parve d’aver capito qualcosa.

non lo sanno, ma il loro disinteresse può essere crudele.   d’altro canto è importante che mantengano un punto dentro gli occhi dove io non posso arrivare, la capacità di di-vertirli o anche di chiuderli, magari proprio in classe.   a un sedicenne sentire se stesso è sufficiente, come convincerlo che qualcosa di più importante gli si può (se poi si può) inviare dal di fuori.   dalla cattedra, da dove bisogna stare attenti alle ragazze del primo banco (diligenti e linguacciute) ma soprattutto alla fila in fondo, proprio di fronte a me: da là, dove sono i lunghi ricci capelli chiari di a. e s., arriva simpatia epidermica ed occasionalmente strafottenza intellettuale, il senso dell’umorismo più attraente ma anche l’indipendenza distratta che è l’altra faccia della loro spensieratezza.   s. specialmente sorride, e non sa che questo mi autorizza a pensarlo diverso da come è.  ma si accorgono, comunque si accorgono, che nel maggior sapere del professore potrebbe esserci qualcosa di prepotente, che non deve avere niente a che fare con loro.  per istinto, non si fideranno.   così devono essere,  non lo devono sapere, che per me è più importante che per loro.  devono anche essere liberi di rovinare tutto, di mostrare che non gliene importa niente proprio quando sono arrivata a pensare che sono intelligenti.   più di tutto bisogna che difendano (anche se non lo sanno) il diritto a buttare via l’ora che io voglio rendere utile, a litigare con me per spendere ciò che io voglio risparmiare: allegri e prodighi di tempo, perché gli piace che passi, sanno che c’è di meglio, poi.  per fortuna non si accorgono che io non lo so più.

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3 thoughts on “ah, la scuola

  1. POP LIFE dicembre 1, 2006 / 5:38 pm

    …ed io che li difendo sempre / fino all’ultimo respiro / arrivo a casa senza forze e senza parole / …avranno già capito che sono più giovane di loro e dei loro tredici anni spietati di provincia? /
    strana condanna, quella di una bambina che ha visto oltre, pur restando irrimediabilmente indietro… / non mi salvano i segni / nemmeno i di-segni

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  2. Raffy dicembre 2, 2006 / 11:09 am

    Tutto vero e molto acuto, Rose 😐
    Insegnare ha dei risvolti psicologicamente perversi. E pensare che qualcuno crede i ragazzi di quell’età innocenti e pronti a farsi ammaliare…

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  3. pessimesempio dicembre 2, 2006 / 2:14 pm

    La gioventù è così forte come sente d’essere e insieme così delicata e debole come si atteggia; questo è la sua ambiguità e la sua demonia. (Hugo Von Hofmannsthal, Il libro degli amici).

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