berlino: aria

oggi mi hanno parlato delle nuove barriere alla stazione di cadorna, non ancora attive, ma pronte a far perdere i treni ai pendolari quando entreranno in vigore i biglietti elettronici, a quanto ho capito (non le ho ancora viste). e pertanto ho ripensato a berlino, dopo una faticosa settimana di ritorno al lavoro con concomitante inizio dell’allergia all’ambrosia e alcuni giorni di mal di testa fisso e pulsante nel collo o intorno all’occhio (ritorno del caldo? spm? disgusto per la scrivania? chissà). molto faticoso anche prendere la metropolitana a milano, specie la linea tre che è così profonda – tutto sempre in paragone a berlino, naturalmente.

ben magra consolazione essere, in un certo senso, in una piccola prenzlauerberg milanese: ora ho intuito da dove importiamo le mode: cose che qui albeggiano, per esempio certi curiosi negozi per dj che vendono sia dischi che magliette, o negozi di vestiti ma con oggetti bizzarri e bijoux in conto vendita, o la voga gothic-cute tra emily strange e il giappone, altrove sono voga conclamata, per tutti, in qualche modo non snob (anche se sull’opportunità di girare in folla vestite di rosso e nero, con parigine intonate, conservo le mie perplessità).

ma soprattutto mi pare forse d’aver capito la folgorazione berlinese di chi ci è stato da giovane, magari nei primissimi anni 90: ancora adesso tira aria di fermento e laboratorio sociale e culturale, e a tratti il contrasto tra il nero della storia e i colori di un’utopia quasi realizzata – di convivenza, di pragmatismo, di non rinuncia alla fantasia, di accesso a una vita urbana civile – è così pronunciato da essere commovente (o forse ero particolarmente stanca nel momento in cui, dopo essere stata delusa dall’east side gallery e aver fatto a piedi l’oberbaumbrücke, mi sono ritrovata per la prima volta a kreuzberg e mi hanno dato un tè biologico, e sono stata lì a osservare l’idillico via vai di bici, cani e gente che mangia per strada anche se piove un po’).

(continua)

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5 thoughts on “berlino: aria

  1. lisosa agosto 29, 2006 / 10:19 am

    Belle osservazioni sulla possibilità di una vita urbana migliore. Via, tra le tue note e le illuminazioni cadaveriche, mi pare di vivere anche io un po’ di Berlino 🙂 Erhol dich gut!

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  2. rose agosto 29, 2006 / 11:50 am

    uh, c’è un nuovo post cadaverico, vado subito a leggere (ieri risaliva a piedi kastanienallee, ero in solluchero).

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  3. Garnant agosto 29, 2006 / 2:03 pm

    L’inverno scorso ho dovuto abbandonare le mie amate parigine a righe perché tutte avevano le parigine a righe, anche se meno fucsia delle mie. Sono rimaste solo sul blog. Spero di non essere stata trendsetter due inverni fa, quando qualcuno mi segue nelle mie iniziative mi sento sempre un po’ a disagio. Emily la strana è normale a Berlino, tante cose sono normali a Berlino che qui sono strane o peggio trendy, che poi è il motivo per cui è così bello stare seduti in strada a Kreuzberg, magari su una sedia di casa 🙂
    Garnant

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  4. Spider agosto 31, 2006 / 11:39 am

    Io ho il sospetto che questa utopia realizzata e questa normalità derivino dal fatto che Berlino sia stata segnata praticamente da tutte le tragedie che hanno colpito L’Europa nel xx secolo. La vivacità è una reazione alla precedente clausura, la convivenza è la reazione di chi ha dolorosamente sperimentato cosa significhi votarsi agli assolutismi.
    Sarà vero?
    Ho deciso assolutamente di tornarci per verificare..
    Ciao Rose

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  5. rose agosto 31, 2006 / 2:29 pm

    sì, l’impressione è quella, e dà da pensare…
    ciao Spider!

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