in v for vendetta

Vforvendetta

il font della metropolitana di londra diventa il carattere ufficiale della cartellonistica di regime – e questa, alla fine, è forse l’idea visiva più angosciante del film (che non è male ma niente di speciale, per chi magari avrebbe voluto una cosa alla gilliam; come adattamento di alan moore in fondo mi era piaciuto di più from hell. niente di speciale anche la colonna sonora, peccato).
ci sono anche un po’ di riferimenti iconografici agli anni 30-40 (abiti di evey, manifesto del film salt plains, immagini di regime), ma senza una particolare coerenza.

mi pare non si sia tenuto conto della traduzione italiana della magic press; peccato per «prevalga l’inghilterra», a cui si era fatta l’abitudine, migliore invece la versione della filastrocca del 5 novembre.

(un link sulle nursery rhymes inglesi e relative origini, che serve sempre.)

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7 thoughts on “in v for vendetta

  1. tuscia aprile 17, 2006 / 6:32 pm

    mi domandavo – banalmente – come avrebbero gestito, nelle scene “drammatiche”, il sorriso fisso, onni-costante, della maschera di V/Guy Fawkes.
    Poi ho visto: di profilo. O di taglio, con la luce giusta sparata solo su una parte del volto. Il sorriso a metà è, di fatto, un ghigno perfetto.

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  2. Superqueen aprile 17, 2006 / 7:02 pm

    A me il film è piaciuto molto, ma forse perchè non avevo ancora letto la graphic novel di Moore.

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  3. Alelale aprile 18, 2006 / 10:08 pm

    Qui da me abbiamo i fuochi dei valdesi.
    Che non so bene se centrino col 5 novembre, ma sono spettacolari lo stesso!

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  4. rose aprile 18, 2006 / 10:31 pm

    sanno di sovversivo, anche i fuochi dei valdesi.

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  5. Fainberg aprile 18, 2006 / 10:50 pm

    Io il fumetto non lo conoscevo, ma il film m’è piaciuto (forse perché non avevo grandi aspettative, è sempre così). L’ho trovato, come dire, taumaturgico.

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  6. rose aprile 18, 2006 / 11:30 pm

    ah, ma alla fine anch’io l’ho visto volentieri. valeva la pena di farci un film solo per la maschera…

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  7. rose maggio 26, 2006 / 12:11 pm

    aiuto, mi ero completamente dimenticata del vicious cabaret di david j, presente sulla compilation on glass (di cui ho ancora una cassetta fatta da L. – ciao, L.!). il fatto è che allora io non lo conoscevo, alan moore. bene, mi spiace ancora di più non aver ritrovato nel film la musica inglese degli anni 80.
    purtroppo oggi david j ha un sito flash (which is totally uncool, is it), così va il mondo.

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