editors

(milano, rainbow, 10/11)
hanno proprio un brutto nome, tanto che li avrei sicuramente trascurati, se l’esperto non avesse manifestato un’incrollabile determinazione ad andare al concerto. allora ho ascoltato un paio di canzoni – ma non sono un po’ interpol, ho detto – sono molto meglio, ha risposto (e ti pare che non aveva ragione). siamo andati a vedere; il chitarrista aveva una maglia a righe orizzontali e il cantante – un magrolino – una camicina alla ian curtis (nera con le mezze maniche). sono giovanissimi. è bello vedere un gruppo al primo disco, è semplice: il successo del set non si affida a complicate operazioni di catalogo (quale faranno, questa l’hanno arrangiata diversa, quell‘altra non la suonano più) ma veramente alla musica. e c’è un sacco di energia, qui (it keeps me awake, but i don’t mind). quando le hanno suonate tutte, comprese un paio di b-side, il concerto è finito. l’ultima canzone è quella che piace di più a me, fingers in the factories.

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3 thoughts on “editors

  1. ivan novembre 12, 2005 / 4:52 pm

    Il disco inizia con un pezzo che sembra uscito da uno dei primi albums degli Echo & the Bunnymen. Spruzzatine qua e là di Church (le chitarrine svolazzanti), Blue Nile (il timbro vocale in alcuni pezzi), le consuete influenze Joy Division, Cure e Smiths. Però per il debutto degli Editors vale un po’ il discorso fatto con l’esordio dei Maximo Park. Nulla di nuovo ma i pezzi ci sono.
    [il mio preferito resta munich]
    🙂

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  2. rose novembre 12, 2005 / 9:23 pm

    sì, sono d’accordo. i pezzi ci sono, e non è poco. certo, sembra quasi troppo facile, apprezzare questi gruppi – nuovo il gruppo, ma non propone una cosa nuova.
    sarà la cronica mancanza del tempo che servirebbe per setacciare le novità, ma come band recente sonoramente inquietante – ribadisco – sono rimasta agli xiu xiu. (eccomi disponibile a indicazioni per ascolti di suoni nuovi – da scoprire, ecco.)

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  3. ivan novembre 13, 2005 / 8:21 am

    sono d’accordo sulla mancanza di tempo, ai tempi delle ‘scuole’ i pomeriggi erano almeno per m dedicati alla musica, però c’è da considerare che oggi forse c’è troppa musica e troppo facilmente si fa musica (e un disco)…forse bisognerebbe anche rallentare ed acccontentarsi mentre (mi) pare che specialmente sui blogghi ci sia sempre la corsa a sapere di più e prima…
    la mia ultima scoperta-passione sono i mahjongg (un gruppo non un gioco)
    🙂

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