i fantasmi di boltanski

parlano dell’identità nella massa, del persistere dell’unità nell’incommensurabile numero dei viventi e dei morti.  chi può negarsi un frisson nel pensare, davanti al grande scaffale pieno di guide telefoniche di tutto il mondo (fine del secondo millennio circa): lì c’è anche il mio nome?
b. setaccia gli archivi, illumina le foto della sua collezione della rivista «détective», esplora la disarmante testimonianza della fototessera, della striscia di provini a contatto, la necessità e l’inutilità della memoria, il bianco e nero delle facce, ognuna ostinatamente diversa dall’altra. dice: conservare è inutile, se metto sotto vetro questo accendino, non è più un accendino.

(ultime notizie di christian boltanski, al pac di milano fino al 19 giugno, gratis il giovedì sera)

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