la trilogia del signor ahi

Ahi1 di franco matticchio (due sue tele qui) mi è planata davanti grazie a p. qualche giorno fa. la storia – una surreale novella per immagini alla gorey – viene edita da nuages dopo essere stata pubblicata nel 1985 su linus, se ho capito bene. 
a qualcuno potrà sembrare di riconoscere il signor ahi, e direi non a torto, visto che a un certo punto della trilogia ci si imbatte proprio nei residenti.
(plauso ai gusti musicali di fm, tanto più per la sua scelta di illustrare per una mostra dell’anno scorso la copertina di pink moon di nick drake.)

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4 thoughts on “la trilogia del signor ahi

  1. anonimo maggio 17, 2005 / 3:45 am

    questo blog si offre come si offrono i doni. ne appoggio anche io tre, sebbene in poche ore da qui ne abbia raccolti molti di più. i doni che si scambiano, non hanno in comune il contenuto; con il rischio, innocente, di un gradito doppione. per una politica dell’amicizia.
    1) trilogia del signor ahi
    -perversioni del tempo-
    con ‘simpathy for mr. vengeance’, chan park wook non si era meritato alcun accostamento/discostamento da tarantino. con ‘oldboy’, la sua ideale, distaccata, rovesciata continuazione invece sì. nel frattempo (anzi nel tempo frattale in cui tarantino si è replicato dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo) il regista americano è riuscito a ottenere salvaguardia/patrocinio/copyright su ogni forma di vendetta audiovisiva iperrealista che imperversa sul globo. far east su tutti.
    2) trilogia del signor ahi
    -altre cose buone che possono succedere a milano-
    sta finalmente scrivendo la terza parte della trilogia purtroppo meno attesa dall’editoria italiana. spero esorbiti in una tetralogia, spero che i (suoi) canti del caos non trovino pace.
    3) trilogia del signor ahi
    -perché non sono cannibal(e)-
    anche ‘dead man’ di j.jarmusch non è riuscito a convincermi che da certe forme di cannibalismo potrebbe derivare il sangue della mia carne. il film si apre con un esergo di/da h.michaux e si declina su un altro di m.leiris -che non cito per scorrettezza, ma che ha a che vedere con la scena in cui biancheggia il teschio del neoplatonico johnny depp- per il resto della durata. ci prova jarmusch, certo con più fascino (e con uno humour nero che avrebbe, per assonanza, trovato posto nell’antologia di breton) di quanto abbiano fatto ruggero deodato e altri suoi colleghi filantropofagi. ma niente, ancora niente. magari col musical di trey parker, ammesso che parli di quello.

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  2. rose maggio 17, 2005 / 10:10 am

    poiltica dell’amicizia e politica della danza, grazie dei regali.
    far east forever, per quanto mi riguarda, e forse capisco la questione cannibale – sono sempre poco affascinata dal tema, direi quasi che non m’interessa, se ciò non si prestasse a noiose pseudoanalisi (bel percorso, però, questo qui).
    moresco – era lui? – un po’ lo temo. vorrei leggere prima gli esordi, mi fissa da una pila sul pavimento. oppure salto in avanti?

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  3. a-nò-ni-mo maggio 17, 2005 / 5:36 pm

    era lui. certo, se ti fissa la copertina degli esordi, non posso immaginare quella di canti del caos (vol I), poi è passato a una colorata rizzoli.
    4) (e sembrerebbe un omaggio a dossi/pisani, ma è solo per rimanere in scia)
    le pile di libri affascinano. è bello consumarle, riassortirle man mano, prolungarle. è bello anche (ho scoperto per me) congelarle. così da sette mesi ne ho un paio vicino al letto che uso come oggetto d’arredamento finto cinetico e all’occorrenza come porta (leggi reggi) pile vere. da sei mesi hanno smesso di pensare alla possibilità di essere i desiderata, i legenda, gli osservati speciali, gli osservatori impazienti, gli osservatori (apri la o) culturali.
    5) e sembrerebbe un omaggio a ghezzi (un uomo che crede di amare e non sa se è amato)
    dicono che il far east stia tirando le cuoia. sto cercando di vedere i segnalati all’ultimo festival di udine per capire se è vero(simile). ma per la legge di non so chi, se smette la pressione dal sud est, scoppia da qualche altra parte. l’energia non può disperdersi del tutto. certo, l’italia mediamente s’è mesta. [parole, non fatti: sarebbe ora, santo cielo. troppa gente che parla come fa. la retorica (in)attua(bi)le del fantuttismo digitale ha aperto le frontiere del tutto è possibile, nascondendo(ci), ma anche (si) che spesso non si può fare tutto il possibile]. scrivere meglio, per il cinema. si può. la percentuale di persone che ce la può/sa/vuole fare non è radicalmente cambiata. si è solo spos(t)ata la relazione con il fallimento. ma questo è un altro sproloquio.
    6)

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  4. rose maggio 17, 2005 / 10:40 pm

    quella col cane nero… bella.
    le pile periodicamente le ricombino secondo criteri diversi; il loro unico difetto è essere soggette al crollo. non mi piace quando crollano.

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