metodi per imparare l’inglese utilizzati nei tempi antichi

seguire appassionatamente alla televisione il corso della bbc follow me, condotto da francis matthews.
ricopiare a mano le parole degli lp dalle buste interne (molto scomode da fotocopiare – tra l’altro parliamo di un’epoca in cui la tecnologia della fotocopia su carta comune, non termica, era ancora agli albori).
fermarsi al liceo al pomeriggio per usufruire di apposito corso integrativo bisettimanale.
farsi mandare a un soggiorno studio tjaereborg (mi pare) di tre settimane a londra, durante il quale non si spiccicherà una parola d’inglese però ti faranno fare dei temi.
surriscaldarsi le orecchie con le cuffie per carpire le parole delle canzoni di sylvian e dei prefab sprout, che non ci sono sulle buste degli lp.
imparare dalle canzoni molteplici elementi fraseologici totalmente inutilizzabili in qualsiasi conversazione quotidiana.
dare alla facoltà di lettere un esame di lingua inglese.
con questa scusa, farsi comprare dai genitori un vocabolario decente.
ostinarsi a leggere nme e melody maker senza capirci un piripicchio (come si sa, i giornali sono i testi più difficili da leggere in un’altra lingua).
consultare con perplessità i libri dell’arcana con le canzoni testo a fronte.
chiedersi perché chi presenta le canzoni alla radio rifiuta di imparare la pronuncia dalle canzoni stesse.
andare a vedere le rassegne di film in lingua originale senza capire nulla.
fare di tutto per rendersi ridicoli parlando con musicisti di madrelingua inglese.
andare a lavorare per la reader’s digest association.
leggere caterve di libri inutili in inglese e neanche un classico della letteratura.

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20 thoughts on “metodi per imparare l’inglese utilizzati nei tempi antichi

  1. Garnant febbraio 22, 2005 / 9:51 pm

    Io andai con l’Astrolabio, io teacher erano molto belli e questo favorì l’apprendimento dell’inglese.

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  2. stefano febbraio 23, 2005 / 3:58 pm

    Come disse una fine intellettuale che non cito, in un’intervista alla tv tedesca: “My German is not very good, because I never had a German lover”. Ribaltandola, potrebbe essere un metodo per migliorare l’inglese.
    Le mie prime parole d’inglese le appresi a 5 o 6 anni ascoltando i dischi del corso d’inglese di “Conoscere”. A cura di Esther Menascé, che poi mi trovai come professoressa all’Università. I corsi e i ricorsi della vita.
    Ciao!

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  3. rose febbraio 23, 2005 / 5:54 pm

    mediterò sulla linea comune di questi due commenti…
    ma come ho fatto a dimenticare i dischi?? devo ripescare il titolo di quel corso per bambini che mi piaceva tanto. l’avevamo di varie lingue, ma so che con il tedesco non sono mai andata oltre i numeri dall’uno al dieci (insomma, mi sarò innamorata subito dell’inglese in sé, e mai di una persona che lo parlasse.)

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  4. Superqueen febbraio 23, 2005 / 6:36 pm

    Primi approcci all’inglese? Sicuramente i testi delle canzoni! Poi vennero le medie, le superiori e tutto il resto, ma all’inizio furono le canzoni. Posso affermare con una certa sicurezza che Madonna fu la mia prima insegnante di inglese, prima con ‘Into the Groove’ (canzone che ancora adoro), poi con ‘Like a Virgin’ (l’abum…scusate ma anche allora andavo a ritroso) e infine con ‘True Blue’.

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  5. rose febbraio 23, 2005 / 10:22 pm

    non che non si conoscano bene i testi di quelle canzoni anche da queste parti… into the groove poi è la canzone di cercasi susan disperatamente, no? manifesto anni 80 con il mio amato aidan queen (io prediligo questi attori bruni che spesso fanno film poco belli – tipo anche gabriel byrne).

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  6. FF febbraio 23, 2005 / 10:42 pm

    Io con l’inglese ho cominciato tardi 😦
    Dovevo iniziare il linguistico e avendo fatto tedesco alle medie, mio padre mi rimediò una liceale di qualche anno più vecchia che mi iniziasse alla lingua della perfida Albione. Ricordo ancora queste liste di vocaboli che mi dava e la fichissima trascrizione fonetica fai-da-te 🙂 Il primo anno di liceo fu un incubo: in 6 mesi ho raggiunto gli altri, con ottimi risultati per la mia vita asociale. Metodo della proffe di inglese, molto old-fashioned: interrogatori invece di interrogazioni, tutti in riga al muro (TU, genitivo sassone, TU, plurali, TU simple past…), centinaia di esercizi, discussioni costrette (“PREPARATEVI, parliamo di ABORTO la settimana prossima” – io sapevo dire ciao, come ti chiami, il mio nome è…abito a…)
    Metodi soft, insomma.

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  7. stefano febbraio 25, 2005 / 12:40 am

    Accidenti, tedesco alle medie: una vera rarità.
    Comunque sia, nessuno di questi metodi supererà, in crudeltà, il metodo usato dalla madre di Canetti con il povero Elias per insegnargli il tedesco. Se fossi diventato insegnante di tedesco, avrei voluto usarlo anch’io con i miei allievi.

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  8. thewestway febbraio 25, 2005 / 4:16 am

    e Speak Up che costava come un volume della treccani dove lo mettiamo? con l’audiocassetta e la fichissima cassetta in lingua originale…?
    e pure i video sing along di Deejay Television.
    poi tu sei un asso in inglese, lo so.

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  9. rose febbraio 25, 2005 / 10:39 am

    ciao west, non è che sono un asso, è che dopo vent’anni abbondanti di patetici tentativi qualcosa s’impara… speak up, in effetti, l’avrò preso due volte. quello che volevo dire è che oggidì basterebbe buttaresi su internet o la tv via satellite, poi fare un erasmus e via.
    stefano, anche tu piantala di sopravvalutarmi e svela qual era il metodo della madre di canetti (c’è nella lingua salvata? non me lo ricordo).

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  10. Zio febbraio 25, 2005 / 2:37 pm

    potremmo aprire un dibattito sui musicisti piu’ adatti all’insegnamento della lingua. Io imparai molto da Simon&Gargfunkel, per esempio, e anche dai Beatles. I Genesis di Peter Gabriel, pure, ma in una seconda fase.

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  11. SignorMori febbraio 25, 2005 / 3:35 pm

    Dai quattordici anni in poi:
    . le riviste di fotografia straniere (tutte quelle disponibili nelle edicole del centro di Roma)
    . qualunque cosa mi incuriosisse, sempre nelle edicole del centro
    . Playboy americano. Lo *leggevo* tutto.
    . MAD Magazine
    . i testi delle canzoni dei Genesis (“Play me ol’ king Cole, that I may join with you…”)
    . i libri d’arte stranieri
    . i racconti di Isaaac Bashevis Singer nelle edizioni Penguin
    . Internet !

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  12. stefano febbraio 25, 2005 / 4:20 pm

    Sì, è nella Lingua Salvata. Mamma e figlio sono in Svizzera (francese, credo) e siccome Elias deve restare a studiare (nella Svizzera tedesca) deve imparare la lingua – che i genitori parlavano tra di loro. La mamma gli legge ogni giorno delle frasi da un libro, senza mostrarglielo. Una volta. Lui, il giorno dopo, senza aver potuto vedere il libro, gliele deve ripetere. Ma non se le ricorda, ovviamente. Lei lo insulta pesantemente: “Ho messo al mondo un idiota, un cretino, che cosa avrebbe detto tuo padre…” etc. etc. E il martirio va avanti, finché lui s’impunta e, con la forza della volontà, riesce a imparare quelle frasi, in quel modo lì.
    Non è abbastanza crudele?

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  13. thewestwaythewestway febbraio 25, 2005 / 4:33 pm

    certo se io per esempio avessi saputo ieri sera al sushi bar che “sea urchin” significa riccio di mare non avrei questo sapore in bocca come se mi fossi fatta i gargarismi con il Pacifico (nel senso di oceano).

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  14. rose febbraio 25, 2005 / 4:34 pm

    ciao signormori, chi si risente!
    stefano, per fortuna non hai fatto l’insegnante… comunque queste crudeltà intellettuali d’altri tempi (penso ai metodi didattici dell’epoca dei nonni) davano i loro frutti. se sopravvivevi alle maniere forti potevi imparare moltissimo – una mole di “dati”, diciamo, che oggi nessuno si sogna più di memorizzare… ma imparare una lngua, per fortuna, è molto di più che memorizzare.

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  15. rose febbraio 25, 2005 / 4:44 pm

    tww e zio, che strano pensare che «in questo momento, dall’altra parte dell’oceano»… pazzesco. godetevi quel che c’è da godersi in america.
    con i menu in effetti si impara the hard way – io da qualche anno leggo avidamente ricette e libri di cucina, il che aiuta quando poi ci si trova sul campo.
    sui musicisti pop più utili dovrei riflettere, concordando sui beatles per motivi autobiografici – quando ho cominciato a sentirli la comprensione si fermava a «she loves you», già «you know you should be glad» era un mistero.

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  16. Zio febbraio 25, 2005 / 11:24 pm

    a proposito di menu, l’altro giorno ho ordinato Squab credendo fosse pesce, ed invece e’ un uccello. per fortuna che sono carnivoro. sea urchin lo sapevo, invece.

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  17. rose marzo 2, 2005 / 11:14 am

    grazie, bibliotecario!

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  18. SignorMori marzo 3, 2005 / 5:52 pm

    Ho visto il *@#$ sparuto e segreto….Superfici e Passi mi piacciono!

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  19. rose marzo 3, 2005 / 11:01 pm

    ok, ecco il link – la mia pagina è e rimarrà penosa, ma mi pare il posto giusto dove mettere qualche cartella di foto monotematiche e ossessive.

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