it was 14 years ago today

non proprio oggi (25 marzo, sarebbe). ma a proposito di giardini, e come prayer for rain, riesumo ora un branetto d’epoca vagamente panico o, alla peggio, dannunziano.

Piove molto lentamente adesso, senza rumore. Non come lo scrosciare di sabato, che accade solo in un giardino dove ogni foglia ascolta o sulla pensilina della stazione, sopra la carriola di legno vecchio. A tratti piove un po’ più forte, mai abbastanza forte per i rumori della città (possono deciderlo solo i temporali di agosto). I miei capelli amano l’umidità, quindi la mia testa ama l’umidità, che chissà quando ha corrugato questo quaderno trovato in un cassetto non mio. La mia testa – le mie orecchie questa volta – ama i giardini, perché sussurrano piano come un uomo non potrebbe mai fare e perché sanno muoversi stando fermi. La mia testa – i miei occhi questa volta – ama la nebbia, piccola o grande, e la freschezza che si sente fin dentro le palpebre, il verde che viene incontro e i rami scuri che stanno prudentemente lontano. La mia testa – il naso questa volta – ama sapere che i fiori vengono dalla terra, ma lo stesso sono fiori, e non terra. La mia testa – la bocca questa volta – vuole rinfrescarsi senza bere, parlare senza dire niente. Le mie dita sono fredde nella pioggia, ma sono sottili e bianche e dure e contente di somigliare alla lucidità delle foglie. E io sono le mie mani e la mia pelle e i miei capelli e le mie sopracciglia, come tutte le donne, come non tutti gli uomini. E mi conosce il gatto che cammina con me nel giardino bagnato, non chi pretende da me la risposta giusta.
Non mi spaventa il freddo, mi spaventa ciò che è troppo chiaro e i pomeriggi in cui non c’è più niente da vedere. Non voglio chiudere gli occhi per imbarazzo e impotenza, voglio avere spazio per battere le ciglia, vedere quanto luccicano i sassi piccoli, non essere costretta a guardare sempre in su. Tutto dovrebbe piovere per sciogliere la rigidità cui non si rimedia solo avendo spazio (bisognerebbe forse avere tempo). Tutto dovrebbe essere mobile e abbastanza scivoloso per cambiare forma senza cambiare, e non lo è mai. Non bisogna correre dietro a niente, solo avvolgersi in spire sempre più larghe e risparmiare fiato per farlo condensare sul vetro freddo della finestra.

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