p come psicoanalisi, palle

oggi giaccio malata, ma mi trascino al computer per pubblicare un «doppio» nell’abbecedario del giardiniere: una p controversa, in partenza autocensuratasi in favore di p come potature – ma c’erano altre possibilità: p come pratoline; p come progetti, per sapere che cosa faccia nella vita questo giardiniere… finché non è riemersa dall’inconscio e dall’archivio di s. l’immagine che cercava, con quelle belle palle borchiate e quella gemma lucida che fa capolino in mezzo. a ognuno susciti pure le associazioni che si merita!
io come al solito ringrazio per il contributo, che contiene un suggerimento bibliografico e un’immagine complementare a queste. (comunque oggi, avendo la febbre, non dico che ho delle visioni mitologiche ma quasi… e sono reduce da notti in cui il Sogno si è scatenato alla sua massima potenza.)

Palle

è un fatto che il mondo vegetale ha sempre affascinato gli umani per le sue infinite possibilità di trasformazione e trasfigurazione. «dèi andavano un tempo», dice il poeta, e la vista degli uomini a quei tempi era come dilatata: apollo insegue dafne e lei si trasforma in alloro per sfuggirgli; zefiro spacca la testa a giacinto e apollo lo trasforma in un fiore (giacinto, di cui già si è detto un lunedì); narciso… be’ di narciso sappiamo fin troppo bene come è andata; ma forse non tutti conoscono la storia di come un cinghiale – o era marte in false sembianze? – lascia adone stecchito e venere lo trasforma in anemone, il fiore tinto dal suo sangue. e filemone e bauci? furono trasformati in cipressi? e chi si ricorda? il mondo vegetale è un mondo fluttuante come il nostro subconscio. non so se conoscete groddek: il giardiniere ha un debito nei suoi confronti e dedica alla sua memoria questa p del suo abbecedario, strizzando un occhio anche ad avi sul cui tavolo della cucina un giorno ha trovato questo.

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3 thoughts on “p come psicoanalisi, palle

  1. FF febbraio 14, 2005 / 4:03 pm

    Rosa,
    tu quoque? (scusa sono in giornata ;-))
    Mi spiace saperti malata, ma vedo che lo spirito è sempre sano e forte e l’abbecedario è sempre una bellezza!
    Guarisci presto,
    FF

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  2. avi febbraio 19, 2005 / 12:03 pm

    che bella foto ! grazie giardiniere! quello è il mio tavolo da pranzo e da studio (in soggiorno: lo scrittojo dello studio non lo uso mai)e sopra il viglietto con i miei appunti in calligrafia legal-cancelleresca su Beckett (su cui stavo preparando una lezione per le mie maturande -classe rigorosamente femminile di un liceo classico statale) potete ammirare il mio quaderno del cuore comprato sotto i portici di via Po a TO perché il librajo che me lo vendé mi disse: “questo quaderno è per chi si vuole bene”. Ah, poesia di pallidi e malinconici piemontesi, lo spirito gozzaniano alligna ancora tra voi…

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  3. rose febbraio 20, 2005 / 9:31 pm

    ma che studentesse fortunate, ad avere la maestrina dalla penna rossa… pure a me piace la malinconia torinese, ma non tutti l’apprezzano.

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