labyrinth e maze

dublinopartendo da un sito sul labirinto medioevale, ho fatto un po’ di navigazione sull’argomento sempre attraente* dei labirinti, e mi è parso di capire che le due parole inglesi per indicarli abbiano polarizzato nell’uso significati diversi: labyrinth nei testi in rete è prevalentemente il labirinto bidimensionale, tracciato a terra o come motivo ornamentale, maze invece il labirinto tridimensionale, per lo più quello di siepi, da giardino.

navigando bisogna fare lo slalom tra siti per appassionati di giochi, siti per appassionati di mistero, siti che vendono e noleggiano labirinti.

tra i risultati di una ricerca in italiano prevalgono nettamente i noiosi usi metaforici della parola labirinto.

* specie se, gira gira, vi ritrovate sempre a disegnare oziosamente spirali, e se magari avete ogni tanto paura di perdere l’equilibrio. dico «se».

update 2006: the labyrinth society

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5 thoughts on “labyrinth e maze

  1. s. settembre 13, 2004 / 10:13 am

    secondo adrian fisher nel suo The Art of the Maze i due termini sono pressoché interscambialbili, a suo avviso labyrinth indica labirinti realizzati con materiale inorganico – muri, sassi, ghiaia – maze invece quelli realizzati con materiale viente – siepi, tappeto erboso. resta un fatto che in italiano non mi sembra esista un corrispettivo per il termine maze – che sarebbe collegato a amazement – ed è così inglese!
    ma per questioni di natura così squisitamente filologica dovremmo interpellare avi. che da un po’ non si fa vivo. dove sei avi?

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  2. rose settembre 13, 2004 / 12:28 pm

    sì, ovviamente in italiano ci teniamo il termine classico (la cui etimologia pare peraltro misteriosa); ci manca l’apporto linguistico «barbaro» che rende l’inglese così ricco di sinonimi ricchi a loro volta di sfumature – almeno alla luce delle mie disordinate letture NON specialistiche. (dove sei avi?)

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  3. rose febbraio 24, 2006 / 11:46 pm

    che cosa interessante, non lo conoscevo, il vaso (ma c’è persino il tragliatella font!)
    del labirinto mi colpisce quanto la sua forma ci sia congeniale – non sarò la sola a disegnare spirali e labirinti ovunque appoggio la penna – e insieme quanto riesca a oggettivare i nostri percorsi diventando incomprensibile. desiderio d’immortalità? forse… di una ricorsività appagante, perlomeno, dell’esistenza di una strada, seppur difficile da trovare. (spero di sognarmelo, il tuo labirinto, perché non riesco a immaginarlo)

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  4. ombretta vittorini febbraio 24, 2006 / 10:24 pm

    ciao,sto costruendo un labirinto nella mia terra,un percorso di pietre e rose nel prato bellissimo che si offre piatto al sole, dove mio padre coltivava una vigna. il tracciato è quello del labirinto dipinto sul vaso etrusco di Tragliatella. Sarà lungo vederlo.. finito?! Intanto raccolgo pensieri sulla linea infinita a spirale che diventa labirinto quando cerchi di rappresentarla come un percorso.Ho imparato che in molti si “straniscono” intorno a questo argomento.ma non tu, vero? Tu mi dai un pensiero sulla paura del desiderio, inconfessabile per molti, d’immortalità di questo segno, di-segno meraviglioso? Se vuoi! e comunque grazie.bb

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  5. ombretta vittorini febbraio 25, 2006 / 1:15 am

    ma la strada esiste se la fai! Come dire.. farsi strada! Succede di esagerare, almeno a me succede,così, solo per meravigliarsi di sè una volta in più, e allora costruisci un labirinto di rose,infiniti labirinti che ripetono sè stessi, nel labirinto. Il muretto a secco di pietre ti consola un pò, sono belle le mie pietre, così immobili, raggiungibili!! sei gentile, buona notte

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